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RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA – Agg. al 06.03.2019

6 marzo 2019

RITARDATO VERSAMENTO CONTRIBUTI: REGIME SANZIONATORIO FAVOREVOLE IN CASO DI INCERTEZZE NORMATIVE

Con la sentenza n. 1837/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito che nei casi in cui il ritardato o mancato versamento dei contributi derivi da oggettive incertezze normative connesse a contrastanti orientamenti giurisprudenziali o amministrativi, “l’integrale pagamento della contribuzione controversa costituisce un presupposto indefettibile ai fini dell’applicazione del più favorevole regime sanzionatorio”.

Ricordiamo infatti che l’art. 116 c. 15 lett. a) della L. n. 388/2000 prevede che, fermo restando l’integrale pagamento dei contributi dovuti è prevista la riduzione delle sanzioni civili fino alla misura degli interessi legali nei casi di mancato e ritardato pagamento a causa di oggettive incertezze connesse a contrastanti ovvero sopravvenuti diversi orientamenti giurisprudenziali o determinazioni amministrative sulla ricorrenza dell’obbligo contributivo successivamente riconosciuto in sede giurisdizionale o amministrativa.


CONCETTO DI “GIUSTA RETRIBUZIONE”: IL PUNTO DI RIFERIMENTO È IL CCNL DI CATEGORIA

Con la sentenza n. 3137/2019, la Corte di Cassazione ha asserito che qualora in azienda venga applicato un contratto che prevede una retribuzione inferiore a quella prevista dal CCNL di categoria, a norma dell’art. 36 della Costituzione, il giudice può applicare le retribuzioni previste dal predetto CCNL di riferimento per la categoria.

Agli effetti della c.d. “giusta retribuzione” di cui all’art. 36 della Costituzione, il contratto collettivo di riferimento è quello considerato più idoneo ad assicurare il rispetto del principio costituzionale. Tale ragionamento è corretto considerato che la liquidazione equitativa è stata ammessa dalla giurisprudenza proprio nelle ipotesi di determinazione della ‘giusta retribuzione’ e di utilizzazione come parametri di riferimento di contratti collettivi pur non applicabili direttamente al rapporto dedotto in giudizio.


INDENNITÀ RISARCITORIA IN CASO DI REINTEGRA: TASSAZIONE COME GLI ARRETRATI

Con la sentenza n. 2407/2019, la Cassazione ha asserito che l’indennità risarcitoria corrisposta al lavoratore reintegrato a seguito di licenziamento illegittimo è assoggettata alla medesima tassazione applicata nel caso di erogazione di stipendi arretrati.

Trova dunque applicazione l’aliquota corrisponde alla metà del reddito complessivo netto nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto e non la regola della tassazione separata che considera l’aliquota corrispondente alla media degli ultimi 5 anni.

Questo perché la reintegra (ai sensi dell’articolo 18 della L. n. 300/1970) annulla il licenziamento illegittimo con effetto ex nunc (ora per allora), il che ha come effetto la continuità del rapporto di lavoro che non può considerarsi cessato e, di conseguenza, le somme pagate dal datore di lavoro soccombente sono assimilabili ai redditi non percepiti.

Non è dunque possibile equiparare tali somme a quelle liquidate a titolo di risarcimento quando il rapporto è cessato o risolto, il che giustificherebbe l’equiparazione al trattamento di fine rapporto e, dunque, l’applicazione della tassazione separata.

 



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