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RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA – Agg. al 06.02.2019

6 febbraio 2019

CONTRATTI DI COLLABORAZIONE ILLEGITTIMI: PER LA CASSAZIONE È EVASIONE CONTRIBUTIVA

Con la sentenza n. 270/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso si stipulazione di contratti di collaborazione illegittimi, si realizza la fattispecie dell’evasione contributiva e non una semplice omissione, nonostante i contratti siano, formalmente, regolarmente denunciati e registrati.

La ratio della pronuncia è connessa all’intento di occultamento dei rapporti o delle retribuzioni o di entrambi che fa emergere l’esistenza della volontà datoriale di utilizzare queste forme contrattuali con lo specifico intento di non versare i contributi nell’ammontare ordinariamente dovuto.

Analogo ragionamento vale per la somministrazione illecita di personale attraverso l’apporto di pseudo volontari o la conclusione di contratti di appalto illeciti.


SOMMINISTRAZIONE: CAUSALI SPECIFICHE PER L’APPOSIZIONE DEL TERMINE

Con la sentenza n. 197/2019, la Corte di Cassazione ha stabilito che nel contratto di somministrazione a termine, le causali e/o le le ragioni dell’utilizzazione devono essere indicate e descritte non in maniera generica ma devono essere specifiche e riscontrabili, in modo da rendere chiaramente percepibile l’esigenza addotta dall’utilizzatore e il rapporto causale tra la stessa e l’assunzione del singolo lavoratore somministrato.

La Corte ha precisato, richiamando precedenti pronunce, che ammettere che il contratto di somministrazione possa tacere, puramente e semplicemente, le ragioni della somministrazione a tempo determinato riservandosi di enunciarle solo a posteriori in ragione della convenienza del momento, vanificherebbe in toto l’impianto della legge e questa omissione sarebbe indice inequivocabile di frode alla legge o di deviazione causale del contratto, entrambe sanzionate con la nullità.


ACCESSI A FACEBOOK DURANTE L’ORARIO DI LAVORO: LICENZIAMENTO LEGITTIMO

Con sentenza n. 3133/2019, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di una lavoratrice che ha effettuato nel corso di 18 mesi, durante l’orario di lavoro, una serie di accessi a siti internet estranei all’ambito lavorativo (riscontrati sulla cronologia del computer ad essa in uso – stiamo parlando di circa 6.000 accessi di cui 4.500 circa su Facebook).

Anche la Corte territoriale aveva fin da subito evidenziando la gravità della condotta, palesemente in contrasto con l’etica comune e l’idoneità certa ad incrinare la fiducia datoriale, escludendo la ricorrenza di un licenziamento ritorsivo o discriminatorio.



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