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PUNTARE SULL’INTELLIGENZA EMOTIVA PER VINCERE

6 dicembre 2018

Qualche giorno fa, durante un intervento di problem solving strategico aziendale, abbiamo chiesto ai partecipanti il significato di “piena soddisfazione sul posto di lavoro”.

Alcuni l’hanno ricondotto al feedback positivo ricevuto da clienti e datore di lavoro mentre altri l’hanno ricondotto alla piena consapevolezza di aver fatto del proprio meglio sul posto di lavoro.

Quando sembrava uniformata la dinamica di gruppo, una partecipante, timidamente, esordì dicendo: “Quello che mi fa tornare a casa soddisfatta, è aver ricevuto un po’ di empatia da parte dei miei colleghi”.

Un esordio che fece calare il silenzio.

Incrociare gli occhi dei colleghi diventò difficile.

Eccole là le emozioni: dirompenti, imprevedibili, scomode.

Perché è strano al giorno d’oggi ricevere un’esternazione così forte sul posto di lavoro.

La nostra società ci ha insegnato ad impacchettare le nostre emozioni e a gettarle via.

Ma le emozioni tornano indietro con pacchetti ancora più grossi.

Soprattutto sul posto di lavoro “emozionarci” equivale a perdere la nostra professionalità.

Le emozioni ci fanno sentire fragili in un contesto dove, invece, dobbiamo dimostrare di essere forti.

E se le emozioni fossero una risorsa?

Proprio le neuroscienze di oggi, hanno attestato, per esempio, la correlazione tra i processi razionali ed emozionali, dimostrando che una buona consapevolezza delle proprie emozioni è associata a benefici decisionali (Werner et Al., 2009).

Ecco perché è importante sviluppare la propria intelligenza emotiva e con sé la propria consapevolezza, la gestione di sé, la motivazione e l’empatia. (Mayer e Salovey, 1997)

Ma nel mondo del lavoro queste capacità come possono esserci utili?

Goleman ha sottolineato come, queste qualità emotive, possono influire sulla capacità di adattarsi, sull’organizzazione delle proprie attività e sulla capacità di cooperare. Tutti elementi fondamentali che ci permettono di migliorare la gestione dei conflitti, la gestione dello stress e la nostra capacità di leadership. Capacità che, di conseguenza, migliorano la nostra performance e la nostra produttività.

Cosa succede quando manca l’intelligenza emotiva?

Quando manca l’intelligenza emotiva aumentano i conflitti e aumenta lo stress, diminuendo anche la percezione di sé come individuo efficace, spesso sfociando in esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale.

Conseguenze che impattano gravemente sulla produttività e la gestione aziendale.

Essere emotivamente inconsapevoli, quindi, costa.

Costa all’individuo e costa all’azienda.

In questa aridità emotiva, una buona notizia però c’è: l’intelligenza emotiva in azienda si può acquisire!

Attraverso dei percorsi personalizzati, dopo un’accurata valutazione del quoziente emotivo dell’individuo, è possibile dare al soggetto gli strumenti necessari per sviluppare le tre aree fondamentali alla base dell’intelligenza emotiva:

  • Self Awareness: comprensione e riconoscimento delle proprie emozioni.
  • Self Management: pensiero sequenziale, motivazione intrinseca e ottimismo.
  • Self Direction: empatia e perseguimento degli obiettivi.

Attraverso training diretti, strumenti integrati a processi di consulenza strategica è possibile lavorare su quelle componenti che determinano un’elevata performance in un’azienda e cioè:

  • la motivazione
  • il cambiamento
  • il lavoro in team
  • l’operatività.

Goleman ed altri, a sostegno dell’importanza dell’intelligenza emotiva nelle aziende, hanno citato alcuni case studies di aziende di prestigio nelle aree vendite, organizzazione e personale.

La Coca-Cola, per esempio, ha visto che i leaders che hanno sviluppato competenze nell’area dell’intelligenza emotiva, hanno superato di oltre il 15% i propri obiettivi, rispetto a coloro che hanno bassi punteggi nell’intelligenza emotiva. (McClelland, 1999)

La US Air Force ha ridotto il turnover nelle assunzioni dal 35% al 5% annuo selezionando candidati con alto quoziente emotivo, risparmiando così 3 milioni all’anno con un investimento di 10 mila dollari annui. (US Government Accountability Office Archive)

Infine, l’Oreal ha realizzato un incremento medio di 91,37 $ per venditore che ha partecipato allo sviluppo di competenze emotive, mostrando un turnover inferiore del 63% rispetto al personale che non ha partecipato (Cherniss, 2003).

Il World Economic Forum ha recentemente inserito l’intelligenza emotiva al sesto posto nella classifica delle competenze vincenti che saranno presenti nel 2020.

In azienda, così come nelle scuole e nel contesto familiare, l’attenzione verso le cosiddette soft skills non può più essere sottovalutata. Si tratta di una vera e propria rivoluzione culturale, dove non possiamo più dimenticarci che le persone, prima ancora di razionalità, vivono di emozioni.

“Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartieni” (Daniel Goleman).

Sandra Paserio e Valentina Accomando – Consulenza Strategica – Paserio&Partners



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