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CONTRATTO DI APPRENDISTATO: INCENTIVI E CONTRIBUZIONE INPS

4 dicembre 2018

L’INPS, con la circolare n. 108/2018 ha fatto il punto in tema di incentivi e contribuzione dovuta per i contratti di apprendistato anche alla luce delle numerose novità normative che si sono susseguite negli ultimi anni.

LE 3 TIPOLOGIE CONTRATTUALI

L’Istituto ricorda, in primis, la definizione di apprendistato: “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”.

Come noto la disciplina dell’apprendistato è regolata dal D.Lgs. n. 81/2015 e si articola in tre diverse tipologie contrattuali:

  • apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, o di primo livello
  • apprendistato professionalizzante, o di secondo livello;
  • apprendistato di alta formazione e di ricerca, o di terzo livello.

Ad onor del vero, sarebbe opportuno annoverare altresì una sorta di 4^ tipologia contrattuale ovvero l’apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, ricolto ai lavoratori beneficiari di un trattamento di disoccupazione.

LA TUTELA PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE

L’INPS ha altresì chiarito che la disciplina della tutela previdenziale e assistenziale e la misura della contribuzione è attualmente da considerarsi “in continuità” con la previgente normativa.

Quindi, per i lavoratori assunti con contratto di apprendistato è prevista l’applicazione delle seguenti tutele assicurative obbligatorie:

  • IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti);
  • assegno per il nucleo familiare;
  • assicurazione contro le malattie;
  • maternità;
  • nuova assicurazione sociale per l’impiego (NASpI);
  • assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL).

LA CONTRIBUZIONE DOVUTA

Nei rapporti di apprendistato la retribuzione da assoggettare a contribuzione non va adeguata, dove inferiore, al limite minimo di retribuzione giornaliera (minimale) previsto dall’art. 7, comma 1, del DL n. 463/1983. Quindi, il calcolo della contribuzione dovuta per gli apprendisti deve essere effettuato in relazione alla misura della retribuzione effettivamente corrisposta.

In sintesi, ciò che rileva, è che confrontando questa disciplina con quella applicabile ad un lavoratore assunto con un contratto tradizionale si evince che il datore di lavoro può beneficiare di un risparmio contributivo consistente.

Ricordiamo però che l’apprendistato è un contratto a causa mista, un doppio pay off: a fronte della prestazione lavorativa abbiamo sia retribuzione che formazione.

Pertanto, la leva non può e non deve essere esclusivamente economica, ma si tratta di un “investimento” in capitale umano poiché il punto focale di questa tipologia contrattuale è l’impegno formativo cui sono chiamati sia il lavoratore apprendista che il datore di lavoro.



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