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RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA – Agg. 08.05.2019

8 May 2019

APPRENDISTATO – PERIODO FORMATIVO: COSA ACCADE IN CASO DI LICENZIAMENTO?

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 3464/2019, ha ribadito che l’apprendistato si configura come rapporto di lavoro a tempo indeterminato a causa mista dove al normale scambio tra prestazione di lavoro e retribuzione, si aggiunge l’elemento specializzante costituito dallo scambio tra attività lavorativa e formazione professionale.

La Suprema Corte precisa che, in caso di licenziamento intervenuto durante il periodo formativo, non è applicabile la disciplina relativa al licenziamento “ante tempus”, propria del rapporto di lavoro a tempo determinato, bensì l’ordinaria disciplina in materia di licenziamento prevista per i contratti a tempo indeterminato. Pertanto, il datore di lavoro potrà recedere dal contratto soltanto in presenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.


SOMMINISTRAZIONE PER SOSTITUZIONE LAVORATORI ASSENTI IN REALTÀ AZIENDALI  COMPLESSE: QUALE DISCIPLINA?

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 3463/2019, ha escluso che, per i contratti a termine/contratti di lavoro somministrato a termine, stipulati nelle realtà aziendali complesse, in cui la sostituzione non è riferita a una singola persona, ma piuttosto a una funzione produttiva specifica occasionalmente scoperta, sia necessaria l’indicazione del nominativo della persona da sostituire, qualora l’esigenza sostitutiva risulti comunque identificata attraverso altri e diversi elementi che devono essere tali da consentire il controllo di una reale esigenza aziendale della temporanea assunzione, funzionale a una specifica finalità.

La Suprema Corte precisa come il lavoratore assunto a termine non deve essere necessariamente destinato alle medesime mansioni o allo stesso posto del lavoratore assente, in quanto non può essere disconosciuta all’imprenditore, nell’esercizio del potere di autorganizzazione, la facoltà di disporre, in conseguenza dell’assenza di un dipendente, del proprio personale, incluso il lavoratore a termine, mediante i più opportuni spostamenti interni, sempre che vi sia una correlazione tra assenza ed assunzione a termine, nel senso che la seconda deve essere realmente determinata dalla necessità creatasi nell’azienda per effetto della prima.


REVOCA INCARICO DI MANAGER: NON COSTITUISCE GIUSTA CAUSA DI RECESSO DAL CONTRATTO DI AGENZIA

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4945/2019, ha statuito che la revoca dell’incarico di manager (funzioni di coordinamento di un gruppo di agenti) non può essere considerata giusta causa di recesso dal contratto di agenzia.

La Suprema Corte precisa come l’incarico di manager si configuri come rapporto accessorio rispetto al contratto di agenzia, inteso come contratto principale. Secondo le regole in materia di contratti, previste dal diritto privato, tra contratto principale e contratto accessorio sussiste un rapporto di interdipendenza, per cui le vicende del rapporto principale si ripercuotono sul rapporto accessorio, condizionandone la validità e l’efficacia, e non viceversa.

La Corte, pertanto, conclude sostenendo che, data l’accessorietà dell’incarico di manager, la revoca del predetto incarico non ha effetto sul contratto di agenzia, e pertanto, l’agente che recede non ha diritto all’indennità di preavviso né al risarcimento del danno.



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